Paolo Grassi

Marilena _ tribute

Work in progress

Iron, Size 100 x 70 cm, height 250 cm

 

Realized by Gimetal, Riazzino, Switzerland

News: Losoneè

di Giovanni Boffa - Bollettino ufficiale del Comune di Losone - Edizione primavera 2021

Short text in English - Bis bald Text in Deutsch

L’artista concettuale Paolo Grassi ha aperto le porte della sua casa losonese per svelare alcuni segreti del suo lavoro

Cammino con una certa trepidazione verso la sua casa. L’abitazione di un artista risveglia sempre grande curiosità. Non c'è luogo che viene più intimamente modellato dalla nostra personalità della propria casa. Quando si varca una soglia, non si entra solo in uno spazio fisico. Si entra in una dimensione più sottile. La casa è uno specchio che riflette quello che siamo, o forse quello che pensiamo di essere. E questo è ancora più vero per quanto riguarda un artista. Forse più di ogni altro professionista, l’artista plasma la realtà con la sua personalità.

E la casa di Paolo Grassi non nasconde di certo chi è il suo proprietario. Chiunque passi in Via Barchee non può sbagliarsi. Non trovo il suo numero civico, ma altri numeri mi rassicurano che sono nel posto giusto. Le forme stesse della casa fanno intuire già molto del suo ospite. Ero convinto che avrei incontrato uno scultore, invece chi mi apre la porta è un personaggio poliedrico dai talenti più diversi. Paolo Grassi non è, infatti, solo uno scultore, è anche grafico, artigiano, appassionato di marketing e un po’ architetto. Quella casa, Casa Lili, l'ha progettata lui fin nei minimi dettagli.

È proprio con la sua costruzione che Paolo segna l’inizio della sua carriera d’artista. “Era il 2000, quando ho avuto la possibilità di costruire questa casa - racconta. - Ero già pronto a prendere un architetto, ma poi, forse un po’ per sfizio, ho iniziato a metter giù qualche disegno. Quasi sorprendendo anche me, il risultato mi è piaciuto e l’ho realizzato.”

E Paolo non si è fermato lì. Aveva scoperto una particolare passione per la progettazione e voleva metterla in pratica. Ha iniziato a realizzare tavoli, sedie e altri mobili che arrendano le stanze e le sale di Casa Lili.

 

Grafico un po’ per caso

Al mondo dell’arte si è, quindi, avvicinato relativamente tardi e per vie traverse. Aveva da poco superato i 40 anni e una carriera di grafico affermato alle spalle. Potete ancora ammirare alcuni dei suoi lavori sugli ordinati scaffali del vino, mentre fate la spesa. Quelle etichette vinicole, però, sembrano rivelarci che la sua vocazione artistica fosse sempre stata presente, per quanto assopita. Del resto alla grafica Paolo vi è giunto un po’ per caso.

“Mio padre mi vedeva spesso disegnare mappe - confessa - e mi ha trovato un posto di apprendistato allo studio del grafico Pierre Pedroli a Losone. In realtà, a me piaceva la geografia e mio padre aveva confuso un po’ le cose.”

Il giovane Paolo sognava di essere un esploratore. Trascorreva ore e ore a sfogliare atlanti, immaginando di viaggiare e scoprire luoghi esotici e affascinanti. Tuttavia, ha diligentemente concluso il suo apprendistato e ha quasi subito iniziato a lavorare da solo come grafico. Nonostante la sua passione per i Paesi lontani, è sempre restato fedele a Losone, ma ha continuato a viaggiare con la fantasia.

La sua personalità introversa ha finalmente trovato fra le mura di Casa Lili la necessaria sicurezza per iniziare a sperimentare. Fotografia, pop art, scultura, design, sembra che nessun ambito artistico sia stato dimenticato dalla creatività di Paolo. Provava nuove tecniche, utilizzava materiali sempre diversi. Quella che all’apparenza può sembrare una discontinuità nel suo lavoro, metteva già in evidenza la tensione concettuale della sua arte, in cui l’elemento estetico è strumentale per esprimere idee e concetti.

“Realizzavo opere già in parte concettuali, ma sentivo che non c’era ancora nulla che facesse esclamare al pubblico: È LUI! Volevo trovare qualcosa che mi unificasse, che unificasse le mie diverse tecniche e i materiali.” 

 

L’opera infinita

La sua ricerca è durata svariati anni. La svolta è arrivata nel giugno 2007. “Ero da solo a casa - racconta. - Cercavo di distrarmi leggendo un libro del commissario Maigret. Era partito da Parigi per compiere un’indagine in Costa Azzurra. E mi sono detto: è una giornata bellissima, cosa ci faccio qui, a Losone, quando lui è giù al mare?”

Paolo ha chiamato la sua compagna, sono saltati in auto e dopo quattro ore avevano raggiunto l’immaginario commissario francese sulle sponde del Mediterraneo. “Ci siamo sistemati in un alberghetto e il giorno seguente abbiamo iniziato a esplorare la costa, finché non siamo giunti sulla spiaggia di Sainte-Maxime.” Sonnecchiando sotto il sole, Paolo ha la sua personale folgorazione. In un momento che lui definisce “REM”, nella dormiveglia, immagina un’opera infinita.

“Un’opera continua, in cui usare tutti i materiali che già utilizzavo allora. Un’opera di cui ognuno avrebbe potuto avere un segmento e che, in teoria, non avrebbe mai dovuto finire.”  Tuttavia non ha subito pensato ai numeri. Come tante persone anch’io mi aspettavo un matematico con il piglio artistico. Invece, Paolo mi rivela che i numeri non sono mai stati la sua passione. Inizialmente ha valutato altre possibilità, forse più vicine alla sua sensibilità di grafico, come la parola. “Alla fine mi ha convinto il fatto che i numeri a partire dallo zero aumentano verso l’infinito, in maniera irripetibile.”  Tornato a casa, Paolo ha iniziato subito a realizzare la sua opera infinita: From “0” to infinity. Infatti, ogni singola creazione è, in realtà, un frammento di un progetto unico più grande, da cui il titolo delle sue opere: elementi. I numeri che vi appaiono non sono casuali, ma si ricollegano a quelli utilizzati nell’elemento precedente in una regolare sequenza che è stata avviata con l’Elemento 0. Il primo segmento, che è stato presentato al pubblico solo nel 2018 al Museo Epper di Ascona, è un diaporama di sola luce, rappresentante simbolicamente l’idea stessa.

 

I numeri: flessibili, ma rigorosi

Finalmente sentiva che le sue diverse tecniche e la varietà dei materiali avevano trovato il loro posto in un insieme organico. “Come realizzo le opere è secondario - osserva Paolo. - Tela, bronzo, ferro ossidato, ogni elemento possiede una sua storia che può essere raccontata.”

Quando ha iniziato From “0” to infinity non avrebbe, però, mai immaginato che sarebbe arrivato a realizzare lavori in materiali come il bronzo. Le prime opere erano principalmente di grafica, in linea con la sua formazione e professione.

Tuttavia la versatilità del suo progetto gli ha permesso di dare libero sfogo alla sua curiosità e creatività sperimentale. L’opera infinita si è sviluppata con lui, è cresciuta con lui. Un’opera concettuale garantisce grande flessibilità per quanto riguarda la sua componente più fisica, ma impone di converso più strette condizioni al soggetto. La serie numerica deve essere sempre rispettata. Anche se non si vede, la sequenza è sempre presente in ogni opera.

“Se qualcuno mi chiede un lavoro, non posso fare i numeri a caso - spiega. - Devo verificare l’ultimo numero a cui sono arrivato e proseguire da quel punto. È una sfida, soprattutto, quando richiedono un numero specifico come un anno di nascita.”

L’opera più complicata l’ha realizzata per un albergo. “Mi hanno commissionato di numerare le camere - ricorda. - Le camere sono sempre 101, 102 e quando cambia il piano 201 e via dicendo. Io, però, ero già arrivato alle migliaia.” Alla fine è riuscito a completare l’opera, utilizzando oltre 200 numeri. Anche se il primato l’aveva raggiunto per l’Elemento 123. che vanta ben 447 numeri.

 

L’arte del marketing

L’impegno creativo è, però, solo una parte della sua attività. “Metà, se non l'80%, del lavoro dell’artista è fare marketing - afferma. - Nella storia chi sa quanti bravi artisti sono andati persi, perché non hanno avuto la possibilità di farsi notare.” È qualcosa di cui non si parla spesso: la necessità dell’artista

di essere capace a promuoversi.

“Il mondo dell’arte è cambiato - osserva Paolo. - Una volta c’erano i galleristi che visitavano gli studi degli artisti. Prima bisognava fare un fascicolo e spedirlo per posta. Adesso ci vuole un attimo e lo si può spedire ovunque nel pianeta. Ogni gallerista riceve decine di migliaia di email di artisti da tutto il mondo.”

Non basta più saper dipingere, bisogna essere degli esperti di marketing. Paolo ha avuto la fortuna di studiare marketing da giovane. Una formazione che non si aspettava gli sarebbe stata utile anche per la sua carriera artistica.

Ogni opera è classificata in maniera meticolosa, indicando: i numeri che la compongono, le dimensioni, la tecnica, chi la possiede. Un’attività che non ha un’utilità solo archivistica, ma anche e soprattutto di marketing. A un certo punto Paolo ha, infatti, deciso di analizzare tutte le opere che aveva venduto fin a quel momento. Questo gli ha permesso di scoprire quali lavori avevano riscontrato maggior successo. “Se un artista si mette a realizzare solo quello che vuole lui, si riempie la casa di opere non vendute. Non si può contare solo sui propri amici o familiari. Bisogna realizzare qualcosa che la gente apprezza. Si può fare qualunque cosa, ma deve piacere.”

Per sua natura ogni artista è spinto ad andare sempre avanti. Tuttavia non sempre il pubblico è pronto a seguirlo. Qualche volta è necessario fare qualche passo indietro ed essere disposti a riproporre gli stili più apprezzati.

Le soddisfazioni, però, non mancano. La pandemia non ha fermato il suo lavoro d’artista e lo scorso anno ha potuto realizzare a Cadenazzo la sua più grande creazione, probabilmente la più grande opera d’arte all’aperto della Svizzera italiana. Molti l’avranno già ammirata, attraversando il Comune sulla strada cantonale. Naturalmente la sua attività ha segnato il passo per quanto riguardo le esposizioni. La sua mostra prevista per l’evento Matematicando organizzato dalla SUPSI è stata già rimandata due volte a causa dell’emergenza sanitaria. In attesa che questa sia riproposta nel 2022, quest’autunno Paolo sarà allo Spazio Arauco a Minusio con una mostra personale.